Ancora nei tuoi giochi ti rammento

di

Profilo Critico

Il titolo chiarisce bene il contenuto del testo: è una poesia che “tende verso persone e cose che sono addietro”, sono già state. Ne viene fuori un quadretto, pieno di colori e di suoni, ma nello stesso tempo malinconico. Da una parte (sembra di leggere Leopardi) ci sono i “bambini di cortile” che corrono, hanno “segrete fantasie”, non vedono la prigione” delle case “a quadrilatero”, volano sui loro ippogrifi e vanno, vanno … Dall’altra, la bambina, con “la bambola di pezza sempre accanto”, immagine di chi ha bisogno d’affetto e non sa volare. Mentre gli altri sono chiamati dalla vita ad allontanarsi da “quelle grigie mura”, lei sola è rimasta là, “bambina senza voce né più orme / neppure del [suo] lieve zoppicare”. Il tempo tutto annulla, la memoria dell’autrice, invece, tutto conserva, a quel tempo dà vita e lo porta con sé. Intatto: amore e dolore, insieme.
Prof. Franco Pezzica

Ancora nei tuoi giochi ti rammento
insieme a noi, bambini di cortile,
un albero soltanto a fare ombra
ai sassi a semicerchio intorno al pozzo.
E panni stesi, tanti panni a file
ostacolo a quel correre sfrenato
tra quelle grigie mura, le inferriate
di case a quadrilatero sembravano
grate di una prigione d’altri tempi.
Ma i bimbi non si accorgono di questo,
hanno segrete fantasie, trasformano
scope in inafferrabili destrieri
che forse si alzeranno pure in volo
come Ippogrifi dalle ali nere.
Tu invece, un po’ da parte, ci guardavi
– la bambola di pezza sempre accanto –
come se già sapessi il tuo destino.
Non c’erano Ippogrifi nel tuo cielo
né mai saresti stata neanche in gioco
la bella figlia di madam Dorè.
La diaspora di noi venuti adulti
si espande come il vento del deserto
che va attraversando gli orizzonti
e marchia con la sabbia rosso fuoco
quello che incontra lungo il suo cammino.
Tu sola sei rimasta e all’inferriata
ancor ti appoggi con la mano stanca,
bambina senza voce né più orme
neppure del tuo lieve zoppicare.