Come timide corolle

di

Su quali scalini del nostro tempo

abbiamo perso il passo

e un lento camminare è diventato

errare consueto, oltre le svolte cieche,

giù per gli stradoni e tra le canne,

lungo i fossi incastonati tra i filari delle vigne.

Nella vita che sgrana il suo rosario di giorni,

aggrovigliando i passi e le stagioni

dentro un andare che non smette,

sono come vele queste storie

che ci portano l’incoscienza

d’un piano sconosciuto.

Andiamo adesso per vicoli angusti

seguendo il corso dell’ombra,

sfuggendo gli spigoli dei nostri muri sghembi.

Ci teniamo stretti

al venire silenzioso della notte

chiusi come timide corolle.

Non casca addosso il cielo

quando fa giorno, non si schianta

seduce, col suo essere perfetto

nel posarsi sulle strade

nel riflesso dei colori

quando la pioggia si fa specchio.

Il trucco che scompiglia il gioco

è una magia senza incertezze

un solco ben tracciato sul terreno dei ricordi,

il brivido del vetro che si spacca.

C’è bisogno di qualche intenditore

che ci sveli il meccanismo.