Ironia

di

Ti seguo, ti vedo,

ti parlo con gli occhi perché tu mi guardi.

Mi passa a due metri dal cuore il tuo sguardo

e mentre mi osservi non vedi che aria

nel piccolo spazio che prendo.

Non sono più nulla;

di quello che sento mi manca

persino l’angoscia

e non c’è tormento se vedo me stesso

da fuori,

se osservo il mio personaggio

che ha solo passioni svuotate,

sconfitte previste,

speranze deluse.

È  tutto già visto e vissuto,

le cose che provo

non sono che scatole vuote

e il me che conosco

sa tutto di tutte le storie;

prevede ma senza patire

di ogni speranza la fine,

di ogni passione la morte.

È forse soltanto una forma imprevista

di lucida e sana follia.

Mi salva un granello da poco

di stupida e vuota ironia.