/ / Di non chiudere le porte stasera

Di non chiudere le porte stasera di Vetromile Giuseppe



Profilo Critico

Ad una minuziosa analisi esegetica della lirica presa in esame si evidenzia lo stile equilibrato di un linguaggio che non induce ad orpelli retorici e che si avvale di un ritmo colloquiale, pacata, quasi sommesso. Si evince da ciò una dolorosa, sofferta, visione dell’esistenza del poeta, con una risonanza di intensa affettività dinnanzi ad un percorso esistenziale di memorie e di ricordi. Tuttavia, ad un’oggettiva disanima degli eventi attuali, egli non può, con stoica determinatezza indulgere nei confronti di gratificanti o fideistiche speranze offerte tramite spiragli di porte ancora spalancate in una consolazione effimera. Soltanto una lucida, spietata consapevolezza del presente arido e pietrificato può configurarsi come un atto di coerenza interiore che restituisce alla speranza un’autentica pertecipazione al dilemma, nonché all’enigmatico mistero della vita universale.
Prof. Adriano Godano

Di non chiudere le porte stasera tu già mi dici. Un passato
non torna più se non raccolto da memoria d’aghi nel petto,
guardinghi noi a rivivere l’inferno. Così va smarginandosi
quest’altro giorno nel fragore di fuoco dell’ennesimo
tramonto. E noi pii, abnegando l’identità fatta di luce.
Risento ancora la monotonia del grillo e il canto bianco
d’una luna indifferente. A volte, nel groviglio del vento,
ritorna la voce delle fronde, buie e senza requie.

Ma non ti credo. Amore, ho bisogno di vecchi tepori,
la casa chiusa nel calore d’una storia senza sbocchi,
dove ammatassare il filo del discorso in un unico
capitolo, e scrivere tratti di cielo sul taccuino da poeta,
cogliendo fiori d’aria celeste in immota percezione.

Vedi: già graffia la terra sul mio cuore: un presentimento
di notte mi scolora il verso sulla pagina, e si rimette
in cammino il pensiero gufo, s’agita fino a domattina.

Breve è la mia storia, mia cara vesuviana, e un lampo
è la parola aggrovigliata a questa casa: mai più
(mai più!) avrò tempo di capire l’onda e Iddio,
se non qui – ora! – prima che il sonno al miele
venga a mitigare il fermento d’ombre nel mio cuore!

Oh, atrocità di nullitudine! Tu dici di lasciare aperto
ogni uscio per il paradiso: ma la speranza è solo qui,
in questo silenzio che trapassa ogni certezza,
nel vespertino attendere le stelle, unica scaturigine
di luce al mio balcone.