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Già cuce la notte di Domeniconi Simone



Profilo Critico

Già cuce la notte la sua trama d’oblio

ed il sonno getta la sua rete di nebbia

sugli ultimi pensieri di questo giorno.

Tra le mani un libro canta di bandiere e nostalgia:

è Rafael Alberti che piange la sua Cadice di spuma,

quel mare bagnato dal pianto del suo inchiostro,

ferito dal sangue del suo sangue, sparso

come una vergogna sull’arena di Spagna.

E quanto pane, quanto pane scricchiolante

esce fumando

dalla gola incandescente dei tuoi versi,

amico Pablo.

La tua non è solo poesia, ma canto puro,

canto di sangue e di terra, di soldato e marinaio,

che empie l’aria di radici e di rugiada.

È un ventaglio stellato che si apre di notte

sulle palpebre del mondo,

è una cascata di parole crepitanti,

che rotolano impastate di farina,

ancora calde come i fianchi di un’amante.

È un fiume delirante, un nettare sonoro

che nessun calice potrà mai contenere,

oltre a quel sorso straripante.

Ma è soprattutto pane, pane e fragranza,

ali che frusciano nel vento notturno,

sono mani callose che hanno abbattuto foreste,

mani virili che nel sudario dell’estate

hanno sfogliato amori e cipolle,

sono mani silvestri, cresciute sotto la pioggia

con l’autunno tra le unghie

e l’arteria dei boschi selvaggi pulsante nelle vene,

mani di falegname e di prestigiatore,

che modellano il legno palpitante dei sogni

fino a spogliare la semplice apparenza

per rivestirla di luce e di suoni misteriosi,

per strapparla dall’oblio

ed investirla d’incanto e delirio.

Fuori, un gufo o una civetta

ha lacerato l’oscuro drappo della notte.

Già scivola a occidente, sulla scia del firmamento,

la ragnatela delle stelle.

Dilata ovunque la luna la sua maschera di cipria.

E nel giardino impietrito,

tra le chiome laccate degli ulivi,

un lampione tinge di giallo il silenzio.

Intanto cuce la notte la sua trama d’oblio,

e sugli ultimi pensieri di questo giorno

il sonno getta la sua rete di nebbia.