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Ho scritto abbastanza di Vetromile Giuseppe



Profilo Critico

La poesia, che si presenta con una struttura ideativa originale, tocca il tema del rapporto poeta e parola, strumento di comunicazione che non si esaurisce sulle labbra ma ci dispone alla comprensione. Rispetto alle tante parole scritte il poeta avverte l’esigenza d’una scrematura: salvare quelle essenziali, quelle che “accendono lumi” nelle “vie acuminate del quartiere”. Per operare tale scelta l’io deve farsi egli stesso “parola” per condursi in un “altrove”, dove costruire “fiaccole” capaci d’entrare “nel buio androne della vita” nell’attesa che la soggettività dell’esistenza e l’oggettività del valore convergano in parole poetiche, nelle quali germoglino i semi dell’essere.

Il testo è ricco d’immagini che si sviluppano tutte all’interno d’una concezione dignitosa del “fare poesia”. Le parole, che vivono nel testo, risultano esatte precise efficaci e fanno trasparire l’essenza d’un animo (la coscienza) che non evade dalla dura realtà ma la testimonia nobilmente.

Membro di Giuria

 Prof. FRANCO PEZZICA

Ho scritto abbastanza ed ora le parole tracimano oltre il rigo.
Dovrò discernere il senso nascosto sotto la coltre del significato
scartare quelle che non servono a vivere e a morire
ma che dolcemente ci portano per mano verso la dissipazione
inutili ma fatate vele su un lago rotondo senza sbocchi.

E poi dovrò tenere sulla pagina quelle che accendono lumi
e colorano il giorno più del sorriso d’un bimbo
e scivolano leste come la grazia d’un felino
tra le vie acuminate del quartiere.

Così mi faccio parola io stesso
e mi conduco altrove
oltre il rigo del quaderno
dove neanche il sogno è realizzabile.

Costruisco i miei fantasmi di carne
a sillabe di vento
a legami di vocali astruse
attaccate al cielo come un lampadario di Murano:

saranno fiaccola quelle parole scelte
nel buio androne della vita

nel sottoscala senza suono dell’attesa.