Il viaggio continua

di

l viaggio continuava, ardito.

Navigavamo

per arcipelaghi di stelle, risucchiati

nello spazio e nel tempo dentro i giochi

alterni e opposti delle quattro forze

che ci governano, eppure

sembrava che seguissimo una rotta

ben calcolata, forse

un’orbita celeste. Ovunque fuochi

intorno a noi guizzavano a festa

occhieggiavano pungenti

piccole, neonate stelle.

A volte m’accadeva d’assopirmi. M’accoglievano

laghi d’ombra e d’azzurro che si aprivano

l’uno sotto l’altro come a Plivitze

congiunti da cascate

spumeggianti di luce.              Era

uno sprofondare senza angoscia, un abbandono

tra care braccia, nulla

del disperato andare dentro al tunnel.

Inseguivo un sogno

ricorrente e folle: essere assunto

tra gli antichi eroi in una

fulgida costellazione, eternamente

ruotare insieme alle galassie.