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Lei che non parla di Vettorello Rodolfo



Profilo Critico

Si muove nella casa come un elfo
tra gli alberi del bosco.

Non la turba

la luce trasparente che rimbalza
dalla finestra ai vasi di cristallo.
Ha le movenze rapide e sottili
di chi conosce il verso delle cose.
Rabbocca d’acqua i fiori al davanzale,
pulisce i vetri per vedere fuori;
la polvere che danza dentro un raggio
cattura con un panno elettrostatico.
Ascolta in sottofondo la sua radio,
“Ruggito del Coniglio”, se non sbaglio.
Non m’ero mai fermato ad osservarla,
non ero forse mai

stato malato.

Dal posto sul divano, a mezzo sonno,
seguo i suoi passi piano, ad uno ad uno.
Mi rendo conto d’essermi perduto
il meglio che si possa della vita.
Ho scritto e detto mille volte t’amo
senza capirne

il significato

ed ho sprecato il tempo e la fatica.
Lei che non parla inventa con le mani
prodigi smisurati all’infinito.
I libri allineati sui ripiani,
i piatti sovrapposti e le tazzine
e gli abiti ordinati negli armadi,
una vaso che trabocca ciclamini,
sul tavolo in cucina,
l’andante di una musica barocca
da un vecchio impianto ormai dimenticato
di filodiffusione anni cinquanta
li scopro ad uno ad uno, piano piano
e scopro insieme a lei

e perché l’amo.