Loro non avevano la finezza dei signori

di

Profilo Critico

Due donne, due generazioni diverse. Una madre ultranovantenne e una figlia, entrambe vedove, dialogano animatamente nel loro piccolo appartamento e così danno voce agli attriti che le accompagnano da tanto tempo, che sono il pane quotidiano della loro convivenza. Affiorano i ricordi, i dolori, le ferite dell’anima che stillano sangue e chissà per quanto ancora. Con una prosa efficace, impreziosita da dialoghi mai banali e folgoranti quando usa il dialetto lombardo, l’autore di questo racconto ci dipinge un quadro familiare di rara bellezza e assoluta credibilità. Uno spaccato di vita italiana che copre un arco temporale di poco più di quarant’anni: dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale a quelli dell’attentato al Rapido 904, nella Grande Galleria dell’Appennino. È un percorso amaro, dall’inizio alla fine: “[…] dolore, violenza e fatica, […] il pane dei poveretti”. Il silenzio delle parole, forse, è l’unica medicina efficace.

Membro di Giuria

Prof. STEFANO PERESSINI

Massa, 3 maggio 2020