Mimmo, il bambino che non voleva parlare

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Profilo Critico

 

Il racconto, come anticipa l’autrice nella delicata nota d’apertura, tratta la storia, vera e a lieto fine, di un bambino affetto da autismo.

E’ un racconto "pieno di parole" che descrivono i sentimenti, le emozioni, i pensieri di chi, come Mimmo, con le parole ha un rapporto conflittuale e tormentato. L’autrice ci appassiona con un narrare schietto in cui la tristezza intrinseca della situazione trattata, non sconfina mai nel dolore, nello sconforto.

La poesia […Trascorse un attimo di eternità, un tempo senza tempo, il tempo di quando gli orologi si fermano e i cuori vanno più in fretta…], lascia spazio ad un’esposizione semplice ma efficace, sfrondata d’ogni tipo di retorica, in cui le vicende della famiglia tutta sono dipinte con una notevole capacità d’analisi.

Mimmo e il suo vivere "diverso", sono il centro di quel microcosmo di cui fanno parte i personaggi della Mamma, del Papà e quello, delizioso, della Nonna. Con loro e attraverso loro, seguiamo il bambino nel suo percorso fatto di piccoli passi: oggi sconfitte indolori, domani grandi vittorie verso la coscienza della propria condizione, ma soprattutto verso il superamento di quel blocco psicologico che lo grava di un handicap misterioso.

Jean-Paul Malfatti scrive: "Sono autistico e vivo in un piccolo mondo tutto mio, un mondino fiorito e colorato la cui lingua è il linguaggio del cuore. La chiave della sua porta d’accesso è l’amore. Amami, solo così mi capirai e imparerai come farti capire da me." (*)

E in questo racconto c’è amore, c’è immaginazione, c’è interiorità profonda. Soprattutto c’è la volontà di evidenziare una realtà purtroppo ancora poco conosciuta e poco dibattuta. Qui sta la vera vittoria della "parola".

(*) Frase dedicata alla VI Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo, sancita dalle Nazioni Unite con la risoluzione 62/139 del 18 dicembre 2007.


Stefano Peressini