No, qui non posso restare

di

Profilo Critico

“Prendi ciò che vuoi dai tuoi giardini sospesi nell’anima” così
canta un grande musicista contemporaneo in una sua
composizione. È quello che osserva l’autrice nella sua opera
verso il giardino della sua anima attraversato dal dolore, dove
incombe la stagione dell’inverno. Qui vivono solitudini e silenzi.
E non descrive soltanto la sua personale solitudine, ma si
immedesima in altre sconfinate solitudini che suggellano la voce
degli ultimi. I suoi versi lievi e incisivi coinvolgono il lettore e lo
inducono a una ricerca interiore. Un isolamento che trova ne “Il
peso della neve” più alti tormenti e inquietudini … “E cado in
questa neve / mentre il verde si allontana / e con lui la nostalgia
dei fiori”.

Presidente di Giuria

Massa, 3 maggio 2020

Dott.ssa SILVANA ARATA

No, qui non posso restare:
è una città senza respiro
troppo alte le mura
troppo anguste le vie
e le cose altissime
a terra, in frantumi,
o appiattite sui muri
come mosche noiose,
e anime prese al laccio
schedate come cani randagi,
e nell’aria l’odore del branco
assetato di preda,
e poi giorni senza data,
senza data, senza data.
No, qui non posso restare:
il mio mondo è altrove
e fino a quando l’indifferenza
non avrà appannato i miei occhi,
canterò la terribile nota degli ultimi
e i semplici luoghi dove il pettirosso
continua a svernare.