Per un giorno diverso

di

Profilo Critico

È sera. L’uomo, un padre, si rivolge con “parole sommesse velate di pianto” a chi (Elisa), “bimba”, si credeva “donna” e ha bruciato la vita “per pura follia/per un sogno, un miraggio …”, come tante altre vittime di una società spietata e informe. Arriva prima la “morte” interiore e poi, dopo tante sofferenze, quella del “corpo”. Questo dramma di solitudine non è presentato con l’abituale patina di pietismo, ma con una profonda dimensione d’affetto, vera e diretta, che trova il suo vertice nella non-presenza (morta? lontana?) della “mamma” (colei che è “mammella”, datrice di nutrimento e di vita) che possa “sfiorare il tuo volto con umido pianto, /sperando, pregando, incredula ancora, /al cielo chiedendo un ultimo dono”. Un miracolo. Controllato risulta la scelta lessicale, controllato anche il procedimento, per non cadere nello scontato.
Membro di Giuria
Prof. FRANCO PEZZICA

Questa sera non ti parlo di me,

di gente intravista e sfiorata,

o di volti che lo schermo proietta

come fossero veri; e che invece

sono ombre come elfi sui muri,

crisalidi spente oltre la luce.

Ti dirò di un volto ancora bambino,

di una bimba che credevasi donna,

a cui ora io parlo come fosse mia figlia:

con parole sommesse velate di pianto

di chi scruta la vita ed inerme si ferma

innanzi ad un tempo di svanite certezze.

Buttare la vita dall’oggi al domani,

bruciarla ad un tratto per pura follia

per un sogno, un miraggio,

per vaghezza di un mondo diverso

nell’opaco fluire dei giorni.

E trovarsi ogni volta daccapo

sulle sponde di un arido fiume

inerme, smarrita, ancora più sola.

Morire … tra le ombre di vicoli spenti

per un’ora di sballo, una dose di troppo

che neppure tu sai, mentre lenti suona

la torre i rintocchi dell’ultima ora.

E non hai tempo nemmeno per dire:

“dove sono; che ho fatto! Che sono

quest’ombre che mi stanno dintorno

e la luce che danza e lenta si spegne!”

E non c’è mamma a tenerti la mano,

a sfiorare il tuo volto con umido pianto,

sperando, pregando, incredula ancora,

al cielo chiedendo un ultimo dono.