Prendi la mia vita

di

I resti di uno specchio rovinato, appeso al muro.

Alzo la testa, con un movimento lento, e vedo due occhi chiari riflessi. I mei. Sono arrivata al punto di temere persino la mia immagine.

Lo sguardo si abbassa subito e incontra le mie mani. Stanno tremando anche loro,

“Hai la pelle di porcellana”, mi aveva detto qualcuno, ma non ricordo il suo viso.

So solo che aveva ragione: sono vestita di bianco, anche se tutto intorno a me è oscuro.

La luce di quella stanza si spegne e il freddo inizia a salire, mentre una voce maschile, la solita, urla qualcosa di incomprensibile. Stasera siamo in quattro: due letti sono rimasti vuoti, ma nessuno ci ha dato spiegazioni. Qui dentro non ti puoi affezionare alle altre. Non vogliamo creare rapporti che possono essere tagliati da una lama o seppelliti da un colpo di pistola. Ognuna resta nel proprio spazio, quasi non ci parliamo ed evitiamo anche di guardarci.

Una di loro si sta accendendo una sigaretta: riesco a scorgere un puntino rosso qualche metro più in là. Mi perdo per alcuni istanti e lo seguo con i pensieri, provando a distrarmi. Nei suoi polmoni l’ossigeno si mischia al fumo, mentre nella sua testa la vergogna si mescola alle giustificazioni.

Non tarda a farsi sentire anche l’odore dell’alcol. La ragazza di fianco a me ha appena aperto una bottiglia, forse rubata. Non ci restano molti soldi per noi, e dato che ogni vizio sembra avere un valore, dobbiamo arrangiarci in qualche modo.

Qualche mese fa, una giovane donna aveva nascosto una parte del proprio guadagno – vorrei trovare un altro termine, ma il senso sarebbe lo stesso – per poter comprare della cocaina, ma lui – non risco nemmeno a dargli un nome –  l’aveva scoperta. So solo che il giorno dopo lei e i suoi pochi vestiti erano spariti. Avevo provato a chiedere delle spiegazioni, ma uno schiaffo mi aveva suggerito di restare in silenzio.