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Quasi un’ode di Seriacopi Massimo



Profilo Critico


Opera “Piccole danze”


“Se scrivo una parola, tante prima durante le si legano richiamate con ansia…” recitano i primi tre versi della “piccola danza” di apertura della raccolta di Massimo Seriacopi. E le parole di Seriacopi, scelte ed elaborate con la perizia del fine letterato e la delicatezza del poeta, diventano musica in poesia per raccontarci di un animo insofferente ai limiti umani, percorso dal “brivido”, dall”ansia…disperata d’infinito d’eterno”, dall’ansia di “sfiorare il cielo”, ma anche nostalgico dei posti della propria infanzia, “perso… nel tunnel … come può sentirsi tra Mecca un arabo e Medina”, capace di farsi “fuoco tremolante a San Lorenzo” per l’amata. Così ancora le parole di Seriacopi, “come il colpo di scalpello e lo schiocco dell’idea che frantuma il legame di sasso di una statua che non sia più materia ma arte” creano poesie che, avvalendosi di forme metriche tradizionali e di sensibilità e leggerezza del tutto contemporanee, amalgamano felicemente, nella singola composizione e nelle tematiche, classicità e modernità, e con le loro suggestive armonie ci fanno partecipi tanto dell’omaggio di un rinnovato trovatore alla propria dama quanto del volo dell’angelo di Wim Wenders sopra il cielo di Berlino.

Massa, 10 maggio 2015

Membro di giuria

Prof.ssa MONICA SALVETTI

Mi pienerei la bocca del tuo nome

t’invocherei nei giorni d’abbandono:

perché la stessa linfa ci alimenta,

se vuoi la stessa essenza.

Sarò di notte vento di gennaio,

fango di marzo, spiga settembrina,

e fuoco tremolante a San Lorenzo

sarò, brillante e perso.

Tra menti di pazzi, tra sentimenti

leggeri come stracci, tra pensieri

che perdono di peso e di coscienza

sarò per te presenza.

E tu salute nella malattia,

sole di notte, più di stelle e luna,

nella miseria pane e in casa fuoco,

nella tristezza gioco.