Veloci transiti e fughe

di

Veloci transiti e fughe:
qualcosa che non dura sovverte la sera
il cammino delle ombre franate sul ciglio
dove un alfabeto chiede
la pazienza di un travaso
sillabe emerse dal buio esploso,
la corda sfibrata, tessuta
con il tremore delle foglie
e l’urto dell’acqua
fino al gesto risoluto del fiore
che s’apre alla notte, breve
luce, graffio
sul muro del niente.
I polpastrelli abrasi confondono
i volti. Siamo materia di disordine, distanza.
Tu dimmi lo scarto, la follia che piaga le dita,
le piega all’ordine imperioso, dimmi
se vale l’inverno in cui ti inoltri.
Periferie e vetri e travi
l’etica della rosa
lo strappo solo del nostro perdersi
comunque.