Vomeri d’ombre

di

Profilo Critico

Roberto Benatti con Vomeri d’ombre rivela la sua più profonda coscienza della vicenda umana che secondo la sua felice espressione, si svolge nella “carie del tempo”. Egli coniuga uno stile elegante con l’uso di un linguaggio poetico “alto” per dar voce al soggetto colto nella sua complessità psico-fisica. Situazioni come la miseria, emozioni come la meraviglia o passioni come il dolore, rivelano al poeta che la condizione umana è vincolata a “simboli di vuoto” e a intermittenze logiche. Così gli atti di fedeltà all’altro fanno smarrire il Sé nella relazione, affondandolo “come un sasso” nel “lago di passato”. Un invito che Benatti rivolge al soggetto, anzi a più soggetti, a prendere in mano le proprie angosce e solitudini, per elaborare il vuoto di sé e restare “a testa alta” nelle “giornate buie” dell’esistenza.
Prof. Riccardo Roni

Senza questo buio spesso
la miseria non chiuderebbe
le ganasce alla sua morsa,
né la speranza allenterebbe la sua presa
senza uno spiraglio di luce.
E tu hai perso tutto per me,
mentre io ti o rimborsato con dolore nel dolore.

Sono io a incatenarti i sentimenti
senza darti niente in cambio.
Vengo a vendermi al tuo onore,
a nascere nella tua testa
che difende le lacrime straripate sulle rughe.
Ma tu, chi sei? Un attimo di purezza e fedeltà
davanti a simboli di vuoto.

Ti senti persa e sola
mentre affondi come un sasso
nel tuo lago di passato.
Non è da te esitare a nascondersi alla luce.
Lascia che il cielo cada sbriciolandosi sul viso.
Sì lo so, anch’io mi sono perso
e ho paura di sentirlo.

Prendi allora la mia angoscia
rompila come una noce tra le mani,
anche le nuvole s’apriranno
e la luna tornerà libera stasera.
Noi staremo a testa alta:
nelle giornate buie
cadranno numeri, nomi, cuori in lacrime.

Briciole d’affetto cadranno dalle braccia aperte
e la carie del tempo passerà
dal grembo di nubi messaggere d’inverni
e di polvere d’umani deserti.
Siamo notti nella foschia, siamo profili che si muovono
con la sicurezza dei sonnanbuli,
vomeri d’ombre che arano campi di solitudine.