Al centro della notte

di

Profilo Critico

Nella sua poesia, Carlo Tarabbia colloca l’uomo “al centro della notte”, dal momento che la terra “è celata dalla tenebre”. “frugate invano da spiriti poco evoluti che si trascinano senza casa”.
Tra speranza e oblio, tra veglia e sonno, prende progressivamente forma il grande mistero dell’esistenza che è l’uomo, dipendente dal grande mistero della vita che è il dolore.
Una poesia che con sobrietà di stile intende confrontarsi con in grandi temi.
Prof. Riccardo Roni

Nell’inutile afono notturno

vecchie repliche

si trascinano

sulla parete del buio

come si allenassero

per l’eternità.

La terra è celata dalle tenebre

frugate invano

da spiriti poco evoluti

che si trascinano senza casa.

E

la speranza …

Assolutamente immobile

vagheggia

immagini sconosciute

che si azzuffano

sopraffatte dal brusio

velato dell’oblio.

Tra veglia e sonno,

nella fessura bianca del destino,

il grande mistero

cerca di infilarsi invano

con le sue poche stelle.

Rapide vittorie scompaiono

nel verde gremito

dei ricordi.

Il dolore

si chiama dolore.

L’uomo

è al centro della Notte.


*Poesia dedicata a San Juan de la Cruz (Fontiveros, Avila, 1542 – Ubeda, Jaén, 1591). Mistico e poeta, studiò presso i gesuiti e fu ordinato sacerdote nell’Ordine carmelitano. Dopo aver conosciuto Teresa de Avila, si dedicò alla riforma dell’Ordine fondando conventi di carmelitani scalzi. Per questa sua attività subì gravi accuse e otto mesi di prigionia durissima. San Juan è considerato uno dei più grandi mistici del cristianesimo. Le sue opere comprendono liriche quali Cantico spiritual, Llama de amor viva, Noche oscura e prose di commento. In particolare Noche oscura dedicata alla purificazione dell’anima, raggiunta attraverso l’esercizio dell’ascetismo, rappresenta un capolavoro letterario. La Notte come simbolo dell’infinito, è il momento culminante della stessa esperienza mistica.