Poesia

di

Profilo Critico

È uso, da parte degli autori, dedicare un testo al proprio "fare poesia",
nel quale sono riassunti gli elementi teorici, cioè la poetica, che
sostanziano poi i versi. Infatti il bello della poesia è quello di coinvolgere
un po' tutti: una poesia si conclude davvero quando è scritta, letta,
ascoltata e sofferta; quando avvicina il lettore al testo e al suo autore.
Essa diventa così un simbolo, un vivere poeticamente la terra. In
"Poesia", un titolo che viene da lontano ovvero dalla vicinanza
memoriale dell'autore alle cose del mondo e della natura, Adolfo Silveto
lancia diversi "segnali" liberatori: "rompere il silenzio del
mondo/alitando speranze", succhiare "la droga dal cuore dei giovani",
spezzare "il buio in mille pezzi di stupore/per ingannare il dolore e la
paura". E altri ancora, tutti indirizzati a sviscerare i grandi problemi della
vita: vuol dire guardarli in viso, affrontarli senza spavalderia ma con
fermezza intellettuale. "Poesia" non è solo un testo per il lettore, è un
canto per l'autore stesso, una compensazione del suo avere, come dice
Eugenio Montale, i piedi nel fango e gli occhi nelle stelle: "E se domani
mi sveglierò/con l'anima scippata,/tu riempierai il mio vuoto/col tuo
silenzio lirico/che mi lancia incantesimi di giorni/dal velluto di un fiore
che marcisce.//Poi mi farò un canto con lo splendore/della tua tristezza
che inventa meraviglie". In queste antitesi, e in altre, scaturisce la fede
illimitata dell'autore nella poesia.

Membro di Giuria
Massa, 5 maggio 2019
Prof. FRANCO PEZZICA

Mi aiuterai a rompere il silenzio del mondo
alitando speranze e arabeschi di luce
sul cristallo conchiuso della notte.

Con te succhierò
la droga dal cuore dei giovani
e la sputerò sul sorriso del diavolo
rubando stelle al cinismo di sere scheggiate dalla luna.
Spezzerò il buio in mille pezzi di stupore
per ingannare il dolore e la paura,
e combatterò sulle colline di vento
della solitudine
dove impazzano banderuole di odio,
con il canto dei ruscelli del bosco verde.

Per te riesumerò brandelli d’amore
con sottili armonie
e filtrerò tutto il fumo della terra
coi tuoi nervi millenari
che disseccano scorie nel profondo dei mari
estraendo il ritmo del tempo
dalla musica dei rami.

Con te mi inserirò nel deserto programma
di un computer
per dedicare uno zero a questa vita.

E narrerò antiche favole a vecchi delusi
da ragazzi che sorridono coi denti marci
giocando con la disperazione
e col giocattolo rotto della morte.
E se domani mi sveglierò
con l’anima scippata,
tu riempirai il mio vuoto
col tuo silenzio lirico
che mi lancia incantesimi di giorni
dal velluto di un fiore che marcisce.

Poi mi farò un canto con lo splendore
della tua tristezza che inventa meraviglie.